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Quiz di ripasso › Inclusione › 4.1

INCLUSIONE4.1 Inclusione e Didattica

p. 193 del manuale · 19 esercizi

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Sezioni

4.1.1 Un po’ di storiap. 193 · 6 esercizi★★

Dalle classi speciali all'inclusione: le tappe normative, in ordine.

  • Radici ottocentesche: Itard (il «ragazzo selvaggio dell'Aveyron») e il suo allievo Séguin, col metodo fisiologico (dall'educazione dei sensi e del movimento alle funzioni intellettive). Da loro, passando per Montessori, discende la tradizione italiana dell'educazione speciale.
  • Anni '60: i ragazzi con disturbi non venivano accolti a scuola e stavano in classi speciali e differenziali.
  • L. 517/1977 (Falcucci): abolisce quelle classi e crea il docente di sostegno, con assistenza ai disabili nelle elementari e nelle medie.
  • L. 104/92 (Quadro): l'inclusione dei disabili è completa; obiettivo, il progetto di vita.
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  • L. 170/2010: riconosciuti e certificati anche gli alunni con DSA.
  • Direttiva MIUR 27 dicembre 2012: strumenti per tutti gli altri disturbi, che chiama BES.
DA RICORDAREIntegrazione ≠ inclusione. L'integrazione è una situazione, con approccio compensatorio: interviene prima sul soggetto e poi sul contesto. L'inclusione è un processo che guarda a tutti gli alunni e interviene prima sul contesto e poi sul soggetto.
classi specialidocente di sostegnoL. 517/1977L. 104/92progetto di vitaDSABES

Libro, p. 193 · ★★

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4.1.2 Inserimento scolasticop. 194 · 5 esercizi★★

Il percorso per ottenere il sostegno: certificazione, Profilo di Funzionamento, PEI.

  • Si parte dalla segnalazione del medico di base o dello specialista, poi la famiglia fa la richiesta telematica all'INPS per la visita di accertamento ASL (presente anche uno specialista INPS).
  • Dalla visita nasce la certificazione di disabilità: riconosce le difficoltà nella vita quotidiana e attribuisce una percentuale di invalidità.
  • Con la certificazione, la famiglia si rivolge all'unità multidisciplinare di valutazione dell'ASL (UMVD) per il Profilo di Funzionamento (PF): senza di esso la scuola non può stilare il PEI. Il PF accerta le ore di sostegno e gli eventuali ausili aggiuntivi (assistenti alla comunicazione e all'autonomia).
  • In parallelo, ma non indispensabile per l'inclusione scolastica (e neppure per ricevere il diritto all'assistenza), il comune (o l'ente competente) elabora, sotto pressione dell'ASL, il progetto individuale (PIN): servizi, prestazioni e supporto economico dell'ente locale.
DA RICORDAREL'ordine: certificazione → Profilo di Funzionamento → PEI. Senza PF niente PEI. Il progetto individuale corre in parallelo e non è indispensabile.
certificazione di disabilitàINPSASLProfilo di Funzionamento (PF)UMVDPEIprogetto individuale (PIN)

Libro, p. 194 · ★★

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4.1.3 Strumenti di Interventop. 196 · 8 esercizi★★★

Gli strumenti della scuola: PEI, PDP e Piano per l'Inclusione, con chi li scrive e quando.

  • D.Lgs. 66/2017 (decreto attuativo della L. 107/2015, corretto dal D.Lgs. 96/2019): valutazione bio-psico-sociale secondo l'ICF. Diagnosi funzionale e profilo dinamico-funzionale sono sostituiti da un unico documento, il Profilo di Funzionamento, base del PEI.
  • Gruppi di lavoro: GLIR (regionale), GIT (territoriale, per ambito), GLI (di istituto: supporta il collegio dei docenti e predispone il Piano per l'inclusione). Per ogni alunno con disabilità, il GLO (Gruppo di Lavoro Operativo) elabora e approva il PEI: ne fanno parte docenti della classe, famiglia, figure sanitarie e, alla secondaria di II grado, lo studente stesso.
  • PEI: raccoglie interventi, obiettivi, criteri di valutazione e la quantificazione di ore e risorse per sostegno e assistenza. È sempre modificabile e scritto in comune da Scuola (GLO), figure sociosanitarie (ASL) e Famiglia, che collabora, approva e firma. Va redatto su base ICF: provvisorio entro giugno, definitivo non oltre ottobre.
  • Tre tipi di PEI. Ordinaria: dà accesso al diploma, valutazioni e verifiche come il resto della classe. Equipollente: valutazioni sui soli obiettivi minimi, verifiche più semplici ma equipollenti. Differenziata: non dà accesso al diploma, verifiche e valutazioni totalmente differenziate.
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  • D.I. 182/2020: nuovo modello nazionale di PEI, uguale per tutte le scuole, in dodici sezioni. Contiene tra l'altro il Quadro informativo (Sezione 1), le quattro dimensioni (relazione, comunicazione, autonomia, apprendimento), ambienti di apprendimento e progettazione disciplinare, il «debito di funzionamento» (scarto tra ciò che l'alunno riesce a fare e ciò che il contesto richiede).
  • PDP: solo per alunni con DSA o altri disturbi evolutivi specifici; garantisce misure compensative e dispensative e didattica individualizzata e personalizzata, per raggiungere gli stessi obiettivi dei compagni. Sempre modificabile. Dal momento in cui alla scuola perviene la diagnosi DSA ha solo tre mesi per redigerlo (comunque entro il 31 marzo).
  • Piano per l'Inclusione (PI): strategie e uso coordinato delle risorse per la partecipazione di tutti, in particolare degli alunni con BES. Tre ambiti: superamento delle barriere (fisiche, sociali, didattiche), individuazione dei facilitatori, miglioramento della qualità inclusiva.
DA RICORDARESezione 1 del PEI («Quadro informativo»): è quella «data in mano» alla famiglia, compilata con il contributo di chi esercita la responsabilità genitoriale. Il libro la segnala come dettaglio insidioso che nei quesiti fa la differenza.
DA RICORDARETempi: PEI provvisorio entro giugno, definitivo non oltre ottobre. PDP: solo tre mesi da quando alla scuola perviene la diagnosi DSA, comunque entro il 31 marzo.
Tre tipi di PEI a confronto: ordinaria, equipollente, differenziata
Infografica · i tre tipi di PEI
D.Lgs. 66/2017GLIR · GIT · GLI · GLOPEID.I. 182/2020debito di funzionamentoPDPPiano per l'Inclusione

Libro, p. 196 · ★★★

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